mercoledì 26 agosto 2009

Era una stella...


Era una stella,
la mia stella,
quella che avevi tra le dita.
Tanto vicina al cuore da scaldarlo,
tanto vicina agli occhi
da richiamare una lacrima
e tu, abbagliato dalla luce
hai preferito chiudere gli occhi,
aprire le mani
e lasciarla cadere.

Ora vedi meglio,
ora non senti più dolore,
ma il tuo cuore
è un po'più freddo,
le tue mani un po' più vuote
e lassù lontano,
nel tuo cielo
dove non vuoi piu guardare,
una stella ormai lontana
disperde la sua luce
che era tua.

sabato 15 agosto 2009

Sola


Non sulla cima di una montagna,
così alta che la sua vista
è privilegio delle aquile

Non in mezzo all'oceano infinito
su una precaria zattera
sbattuta dall'onda.

Non nel nero silenzio
di una grotta sotterranea
troppo buia per qualsiasi vita

Ma nella luce, nel rumore
nel traffico, nelle voci
nel profondo delle mie riflessioni
rabbuiate da uno stupido ma insistente
malessere

E' qui, nell'aria che respiro con altri,
che pur in mezzo a loro io sono
sola.

giovedì 23 luglio 2009

Lentamente muore




Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non si arrischia a cambiare la marca o il colore dei vestiti,,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo quando
è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicita'.

(P. Neruda - M. Medeiros)

sabato 18 luglio 2009

Piccola barca

E ci risiamo, piccola barca testarda, ancora una volta ti sei trovata tra le onde alte, più alte di te, e ancora una volta non hai voluto rassegnarti.
La corrente ti spinge via, ti sbatacchia come un fuscello, il mare prima in bonaccia ti scuote con forza improvvisa, potente, tu che non hai àncora, tu che non hai timone...Ma invece di assecondarlo, di lasciarti trascinare sperando in un miracolo che ti porti in salvo, lotti con le tue misere forze, ti opponi alla decisione di lui che ha voluto burrasca, non importa se questa ti potrà distruggere.
Tu, piccola e tenace, ti aggrappi a quel piccolo pezzo di cima che ancora ti resta, e cerchi di cavalcare i flutti con il tuo minuscolo scafo, ti ergi col tuo candore come se fossi un'eroina davanti al nemico che prima era amico, e difendi quella che in realtà è soltanto la tua voglia di continuare ad esistere.
Ma mia piccola barca, se il mare stesso che ti dà vita ha deciso di distruggerti, per quanto non ti sembri giusto, prima o poi dovrai soccombere. Lo so, non hai il cuore di farti tirare in secca, di allontanarti dal tuo grande amore che può darti morte, anche se questo garantirebbe la tua sopravvivenza, ma che vita sarebbe, per una barca, rimanere all'asciutto?
Coraggio, piccola barca, io sono con te: provaci ancora, sola con la tua forza e le tue certezze, con il tuo grande cuore. Forse avrai ancora ragione di lui, forse lo convincerai, le onde si calmeranno e tornerà a splendere quel sole i cui riflessi sull'acqua del tuo mare sono per te la cosa più bella che esista.

(in una serata di tristezza e sconforto può venir fuori anche questo...)

venerdì 26 giugno 2009

Risalgo il fiume...


Risalgo il fiume,
calcio sassi per allontanare il ricordo di un brutto sogno,
per scacciare cattivi pensieri.
Cerco la fonte alla quale mi sento d'appartenere,
come se io fossi acqua pura che scende
e, un momento dopo, pioggia che l'alimenta.
Ne sono parte e partecipe
e da essa non posso allontanarmi,
ed esiste solo l'oggi, niente domani nè ieri,
conta che questo momento non passi troppo di fretta,
o che non divenga troppo freddo
e l'acqua ghiacci nella tormenta.
E se scendessero lenti dal cielo fiocchi di neve
saprei aspettare un altro modo, un altro momento
o forse un piccolo raggio di sole
che sciogliendomi mi riporterebbe da lei.
E se venisse il caldo e tutto inaridisse
aspetterei la stagione delle piogge
per parlarle di viaggi lontani,
di come mi manca la sua acqua di cristallo,
di come una piccola goccia di pioggia
si tramuti in fiume
e capisca qual è il suo posto nel mondo.

dedicata a me dal "mio" poeta il 6/6/2008

martedì 23 giugno 2009

Tu il mio Sole, io la tua Stella


"A cosa pensi?"
Lei spostò lo sguardo accorciandone la portata fino a farlo arrivare sugli occhi di lui, che la guardavano con un'aria a metà tra il curioso e il divertito.
"Pensavo...alle stelle"
"Ma è ancora chiaro, non ci sono stelle ora"
"Non è proprio così, amore, ci sono sempre, solo che ora lo splendore del sole ne copre la luce, e non ci permette di vederle..."
Mentre diceva così i pensieri non smettevano di correre nella sua mente. Quante volte capita che un evento, una cosa più urgente, o più importante, nasconda decine, centinaia di altre cose che hanno sì la loro modesta importanza, ma che scompaiono dietro ad un alone di luce più potente...E allora per noi è come se non ci fossero più, sono sempre lì, soltanto che non le vediamo...Ma quando il sole tramonta, quando la luce più forte si affievolisce fino a venir meno, eccole le piccole stelle, che timidamente si fanno rivedere, con la loro tremula fiammella che non ha mai smesso di brillare. E ci fa quasi piacere, vedendo quelle tenere lucine, poter riposare un po' gli occhi dalla luce accecante dell'astro principale, quello che sì, ci permette di vivere, ma che a volte ci abbaglia, e ci scalda più di quanto vorremmo.
Lui ora guardava lontano, rifletteva sulle parole di lei, e intanto si godeva il cielo che cambiava lentamente colore per il calar del sole.
Lei si avvicinò a lui fino ad avvertirne il calore, e lasciando sfuocare lo sguardo disse:
"E' come il tuo amore per me..."
"In che senso?" chiese lui con un filo di stupore
"Nel senso che ci sono stati eventi nella tua vita talmente grandi, talmente importanti, che si possono paragonare al sole, ed il tuo amore per me, che pure non si è mai spento, è la lucina di una timida stella...tenace, ma non abbastanza forte perchè tu la veda sempre. Solo quando la tua vita ti dà tregua, rallenta un po', allora torni a vedere quella luce, torni a vedermi..."
"Vieni qua, stellina..." disse lui passandole un braccio intorno alle spalle.
Lei continuò assorta nel suo ragionamento:
"E invece per me è un po' il contrario...Vedo il mio amore per te come una cosa talmente grande, una luce talmente potente, che spesso mi sembra che non ci sia nient'altro, nella mia vita, tanto da temere che se questa luce dovesse spegnersi la mia anima possa restare al buio...e invece dovrei vedere le piccole stelle che sicuramente ci sono, e brillano...ma per me questo sole non si spegne, mai..."
Si lasciò abbracciare volentieri, per un lungo minuto, il sole era ormai calato.
Gli diede un bacio, leggero, e gli sussurrò all'orecchio: "E' proprio così, tu sei il mio Sole, ed io la tua Stella..."
Lui schiuse le labbra in un dolcissimo sorriso, quasi involontario.
Chiusero gli occhi entrambi per un attimo per sentirsi tutt'uno, per immaginarsi soltanto luce.
Poi si alzarono, si scambiarono un lungo abbraccio, e si allontanarono in direzioni opposte.

giovedì 28 maggio 2009

Se io ho bisogno di te, non ti posso amare


Quando commettete un errore o vi sentite rifiutati avvertite un vuoto tremendo.
E' tale la solitudine, che vi mettete a strisciare, implorando quella droga chiamata incoraggiamento, accettazione, e continuate a restare sotto il controllo degli altri. Come uscirne? Avendo ingerito quella droga, avete perso la vostra capacità di amare.
Sapete perchè? Perchè non potete più vedere liberamente nessun essere umano. Vi limitate a prendere in considerazione soltanto il fatto che essi vi accettano oppure vi rifiutano, vi approvano o vi disapprovano. Li considerate una minaccia o un sostegno alla vostra droga.
...Dovete capire perchè non potete vivere senza il consenso degli altri. Volete amare gli altri? Morite per loro. Fate morire il vostro bisogno degli altri...
..Se non dovete più difendervi, da qualcuno, non avvertite la necessità di scusarvi. Nè di dare spiegazioni. Non dovete far colpo su nessuno. Sorvolate su quanto si dice o sipensa di voi. Non vi irrita affatto. Non vi preoccupa.
Allora l'amore inizierà.
Se io ho bisogno di te, non ti posso amare.

(A. DeMello - Istruzioni di volo per aquile e polli)